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sciopero precari

 

Oggi è il giorno del grande sciopero generale indetto da Cgil, Uil e Ugl.

Hanno aderito il 70% dei lavoratori e ci sono stati (ci sono tuttora) cortei in 54 città.

Oggi però molte persone non hanno aderito allo sciopero, non certo perchè in disaccordo con i motivi della protesta, ma semplicemente perchè non possono. 

La settimana scorsa ho parlato con Giovanni, il “ragazzo del parrucchiere” vicino casa. Ci siamo incontrati in fila alla Posta. Io pagavo le mie bollette, lui quelle del negozio dove lavora. Con timidezza, conoscendoci da un po’ di tempo e sapendo che sono figlia di artigiani, mi ha chiesto un parere su un fatto legato al suo contratto di apprendistato. Si trattava delle “80 euro di Renzi”. Da lì abbiamo continuato a parlare (alla Posta c’è tanto tempo a disposizione), dai piccoli “inciuci” di quartiere ai “massimi sistemi”. A un certo punto mi dice: “Lo sai che venerdì prossimo c’è lo sciopero? Io per carità ci lavoro bene nel negozio dove sto ora, ma alcuni miei amici se la passano male da altre parti. Mi piacerebbe partecipare alla manifestazione, ma non me la sento di fare questo “sgarro” al principale! Cioè se andassi via io, pure per qualche ora, quello come fa? Il venerdì c’è sempre più gente, noi siamo in due, non me la sento di lasciarlo solo…ultimamente il lavoro è pure diminuito un sacco. No, no, non me la sento…però mi piacerebbe…”.

Ieri pomeriggio ho parlato a lungo con Marta. Lei è una dipendente part-time di un’ azienda. Una di quelle migliaia di piccole medie imprese di cui tanto si parla. Marta ha un contratto da part-time, ma lavora a tempo pieno, a volte anche oltre le 8 ore. Marta oggi non ha aderito allo sciopero, semplicemente perchè questo è l’unico lavoro che ha trovato dopo mesi di curriculum inviati a vuoto. I patti sono stati chiari: contratto e stipendio da part-time, per tutto il resto la disponibilità e l’impegno sono senza vincoli. Marta non vuole perdere il suo lavoro, e come darle torto?, un giorno di sciopero per lei non significa soltanto una giornata di lavoro non pagata, significa soprattutto una “brutta reputazione” in azienda: da neo assunta non si sente di correre il rischio. L’ho ascoltata, per lo più ho taciuto, poi ci siamo salutate con l’amaro in bocca.

Paolo e Andrea sono due istruttori di palestra. Si fanno un mazzo così dalla mattina alla sera e non hanno diritto alle malattie pagate e nemmeno ad orari stabiliti e certi. Alle ferie si (“ma se rinunciate alle ferie quest’anno, può essere che da settembre avete una chance in più per quel posto in sala…”). Nella palestra dove lavorano nessun istruttore è sindacalizzato (eppure ci lavorano almeno 30 persone), nessuno oggi sciopera e a nessuno viene in mente di farlo nemmeno la prossima volta: se qualcuno saltasse un giorno di lavoro, ci sarebbe dietro l’angolo il neo istruttore sostituto che prenderebbe meno di te e non romperebbe certo le scatole all’organizzazione della palestra.

Raffaella lavora come terapista con bambini disabili. Lei un contratto non l’ha nemmeno mai visto. Oggi i mezzi pubblici fanno sciopero e per andare a lavoro è costretta a prendere un taxi. “E non dici niente?” – “Bhe si, ogni tanto bestemmio!”. A Raffaella non manca certo il senso dell’umorismo.

Carla invece è stata licenziata qualche mese fa. Lei ovviamente non può scioperare (!). All’epoca parlammo a lungo del suo licenziamento. Una volta mi disse: “Ma che gli faccio io a quello (il suo ex capo), per una causa ci vogliono soldi! Il sindacato? Ma non conosco nessuno…e poi non mi va…” Carla è amareggiata e stanca. A 30 anni non è bello sentirsi soli.

Queste sono solo alcune delle storie delle persone che oggi non sono scese in piazza.

Non perchè non condividono i motivi della protesta, ma perchè sono precari dentro ormai. Svuotati e stanchi. Sono le storie che sento ogni giorno tra i miei amici: escludendo quelli disoccupati, un paio di dipendenti pubblici, i liberi professionisti e quelli che, come me, hanno deciso di “mettersi in proprio”, l’80% circa di loro è impiegato con contratti a progetto, a cottimo, a nero, a prestazione occasionale, a quando capita. 

Oggi buona parte di questi miei amici non ha scioperato per il semplice fatto che non ne ha il diritto. Sono soggetti a ricatti, mai scritti, quasi sempre psicologici.

Ha ragione la Camusso: “Nel Jobs Act ci sono norme da anni ’20!”

Mi permetto di aggiungere che da quando il precariato ce l’hanno messo nell’animo è il Paese intero ad essere tornato indietro di 100 anni.

Sono contenta delle percentuali di adesione allo sciopero. Il 70% di adesione alla protesta è un bel risultato, ma siamo sicuri che nel conto siano stati conteggiati anche Giovanni, Marta, Paolo e Andrea, Raffaella e Carla?