La mia fidanzata in coma

by | Feb 22, 2013 | Cultura e società | 0 comments

 

Stuprata, offesa, maltrattata e ora in coma.

La fidanzata dell’ex direttore dell’Economist, Bill Emmott, e della già inviata a Londra per L’Espresso, Annalisa Piras, è l’Italia, il Bel Paese di Dante e del Rinascimento del quale oggi non rimangono che le rovine pericolanti  di un patrimonio storico, artistico e archeologico di cui non se ne percepisce più il valore intrinseco, e che sopravvive galleggiando in una melma fatta di ignoranza, sopraffazione e violenza.

La denuncia che avanzano Emmot e Piras è forte: l’Italia va salvata dall’ignoranza che genera violenza e aggressività, va salvata l’Italia che ha ceduto come in una svendita in saldi la propria dignità. L’antipolitica e la violenza sono le risposte di un paese da troppo tempo in crisi, non solo economica, ma soprattutto intellettuale e morale.

Il documentario Girlfriend in a coma sta avendo un successo straordinario a livello internazionale, perché la crisi italiana è la crisi dell’Europa che si dice unita. E’ la crisi di un mondo globalizzato, edonista e miope che sta ha disposto il plotone di esecuzione che, come una bomba ad orologeria, ucciderà se stesso a colpi di egoismo, sessismo e ignoranza. L’Italia ha cominciato questo processo di decadimento prima degli altri.

E’ dura vedere questo film.

Sebbene spesso si sia coscienti di tutto quanto viene raccontato, la rabbia monta, ma lo scopo, che girlfriend_in_a_comapersonalmente credo sia stato raggiunto dagli autori, non è quello di provocare ulteriori frustrazioni in chi vede il documentario, ma di stimolare una reazione positiva quanto basta per dire: “Ora basta parlare, passiamo ai fatti! Ridiamo vita all’Italia, che è in coma dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio; dopo lo strapotere, innervato anche nella politica e nell’imprenditoria, della criminalità organizzata; dopo che gli italiani si sono abituati a vedere in tv una ragazza appesa al soffitto come un salame vicino ai salami o chiusa in una gabbia di vetro a fare arredamento; dopo che, dopo che, dopo che…”.

Girlfriend in a coma racconta anche di una “buona Italia”, del movimento delle donne che dicono ora!, dei parroci di periferia che stimolano l’inclusione sociale e degli imprenditori che creano lavoro e ricchezza insieme ai propri operai.

Il documentario, arricchito di interviste a politici, imprenditori, intellettuali, parroci, volontari e “ragazzi che sono andati via”, ha ricevuto il niet dal Ministero delle Attività culturali che non ha concesso al MAXXI di Roma di proiettarlo il 13 febbraio (in piena campagna elettorale). Questa decisione ha dato un’ulteriore conferma che l’immagine di paese degradato che lo stesso film rappresenta sia in realtà assolutamente vera. Associazioni, cinema locali e gruppi autonomi si stanno organizzando per proiettarlo. La prima proiezione meridionale sarà a Napoli il 23 febbraio ore 10:30 al Multisala Modernissimo (Via Cisterna dell’Olio – Napoli).

Perché si può non essere d’accordo con le posizioni di un giornalista, un documentarista o un regista, ma non si può negar loro di parlare. 

FONTE: laprimapietra.eu

 

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